Se non ci fossero i funghi, riuscirei a immaginarli? La vita, secondo alcuni, è una sequenza di frame, una pellicola cinematografica sul quale ci sono impresse immagini in movimento. Non c’è, a differenza di chi fa film, un montatore, e tutto è buona la prima. Il cuore è più potente di una macchina e il vecchio adagio preso paro paro da uno dei primi indimenticabili brani dei R.E.M. di Michael Stipe faceva “we are young despite the years, we are concern, we are hope despite the time“. Questo ai film manca, il poter disporre di un tempo sufficientemente ampio da poter cambiare anche idea. Anzi, se un film dal registro drammatico d’un tratto vira in un action movie alla schwarzenegger o-come-cacchio-si-scrive lo si addita come pessimo, mentre se la tua vita prende pieghe differenti c’è da rallegrarsi e seguire senza indugio il flusso dei tuoi bioritmi o disperarsi per poter nell’oscurità trovare un rifugio e perchè strisciare un po’ nel fango a volte fa pure bene o ingannarsi facendo finta che tutto non sia come deve essere, pertanto recitare. Ecco il punto di contatto, se la tua vita non ti soddisfa, fai l’attore. E riuscirai a fare l’attore. Ecco perchè non detesto chi cambia idea, chi non se la sente di essere costantemente coerente, mi innervosiscono molto di più i clichè, gli stilemi di genere, i preconcetti presi appena sedicenni dalla smemoranda dell’amica e spacciati come dogmi, religione. E poi, ammettiamolo, cambiare idea è difficilissimo; come si può cambiare una persona? “potrei stare ore e ore a parlare al silenzio, ma è più difficile cambiare un’idea“.
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